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Acquista Resta Baj

Baj sponsor dell’iniziativa Gastrolario con la Resta Baj

GASTROLARIO è una rassegna annuale ideata da Claudio Bizzozzero dei piatti e dei prodotti tipici del territorio lariano (dai monti, al lago, fino alla Brianza) nata per promuovere la nostra cucina, valorizzando l’estro gastronomico degli chef comaschi.

Per tutto il mese di ottobre 57 ristoranti presentano, all’interno delle loro proposte gastronomiche, un menù Gastrolario pensato appositamente per la rassegna e realizzato con prodotti, ricette e piatti tipici della tradizione locale, in forma classica o completamente reinterpretata dagli chef. La rassegna prevede tre differenti sezioni, corrispondenti alle tre diverse aree gastronomiche lariane (collinare, lacustre, montana).

In ogni sezione i diversi piatti saranno suddivisi in tre differenti tipologie:
– Classica;
– Reinterpretata;
– Liberamente ispirata;
per un totale dunque di 9 differenti categorie (3 tipologie per 3 sezioni).

Un’apposita commissione tecnica (composta da giornalisti di settore e da chef dell’Associazione Cuochi della provincia di Como) raccoglierà le diverse ricette proposte che andranno a formare, anno dopo anno, il “repertorio generale” della cucina tipica comasca. Al termine della rassegna ogni chef “racconterà” le proprie scelte gastronomiche nel corso di un’apposita serata che ci piace immaginare come una sorta di “notte degli Oscar gastronomici comaschi”.

Baj è sponsor dell’iniziativa in pieno stile Baj food-editoria, infatti la natura della sponsorizzazione prevede la pubblicazione di un libro contenente ricette preparate che impiegano la resta comasca. La resta è prodotta dai Baj e le ricette saranno messe a punto dai cuochi dell’iniziativa Gastrolario.

Mappa dei ristoranti che aderiscono all’iniziativa

La resta comasca preparata dai Baj

La storia della resta (dal latino arista, indicante sia la lisca del pesce sia la resta del grano) comincia in una taverna comasca dei primi anni dell’Ottocento. Il proprietario dell’Osteria del Pescatore, di nome Michele, nel giorno del suo onomastico usava offrire il pranzo ai clienti. A chiudere piacevolmente il pasto, arrivava un pandolce arricchito di canditi e uvetta, versione “sontuosa”, secondo i criteri della cucina popolare del tempo, del pane di tutti i giorni.
Un bel giorno, però, durante la preparazione del dolce, il lievito fu aggiunto per errore in dosi eccessive, così che l’impasto cominciò a crescere a dismisura, traboccando dalla pentola. L’oste afferrò un bastoncino d’ulivo dalla legna destinata al fuoco e con esso premette sull’impasto perché non debordasse. Così, il bastoncino fu inglobato nella pasta; a quel punto l’oste recuperò l’impasto traboccato e lo distese nella fessura lasciata dal bastoncino sprofondato, con un coltello appianò l’impasto e vi praticò una serie di incisioni trasversali. La storia che qui abbiamo riassunto era scritta in un antico biglietto posseduto dall’avvocato Giulio Benzoni, fabbriciere in Sant’Agostino.
Il biglietto fu mostrato agli amici nei primi anni Venti nella celebre Pasticceria Fietta.
Qui il garzone dodicenne Chiletto la trascrisse, ma questa copia, rimasta poi unica, andò infine distrutta in un incendio che in seguito colpì il locale.
Ma la leggenda resta: l’errore di distrazione di un cuoco ingegnoso divenne il dolce simbolo di Como, un dolce fatto con i semplici ingredienti della cucina popolare che richiama i pesci del Lario e gli ulivi che crescono rigogliosi sulle sue sponde.



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